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Gli albori del Rotary

Il 23 febbraio 1905 nello studio di Gustav E. Loehr (ingegnere minerario) si riunirono Silvester Schiele (commerciante di carbone), Hiram E. Shorey (sarto) e Paul P. Harris (avvocato). Quelli che saranno i quattro fondatori del Rotary, non solo esercitavano professioni diverse, ma avevano origini diverse e appartenevano a religioni diverse

In questo contesto Paul P. Harris propose «un piano molto semplice di cooperazione reciproca e di amicizia informale» (Harris, 1993, p. 208), un modello di relazione cioè affine a quello che tutti loro avevano conosciuto nei piccoli centri d’origine e che non ritrovavano nelle tumultuose città dell’Ovest.

Erano quattro uomini di diversa estrazione sociale, professionale ed economica, che avevano sperimentato in prima persona il richiamo che l’occidente esercitava sulla gioventù americana (Young man, go west!) e in cui risuonava forte il desiderio di sganciarsi dall’Est e dal passato. Una frase diffusa risuonava certamente anche nelle loro menti: East were the dead kings and the remembered sepulcres, west was the grass (ad Est c’erano i re morti e il ricordo dei sepolcri, ad ovest c’era l’erba). Tuttavia avvertivano anche l’esigenza e la volontà di rispondere alla sfida di un ambiente in trasformazione, per custodire ed affermare valori che da quell’ambiente venivano minacciati, sottovalutati o ignorati.

Forse non ne erano consapevoli, ma interpretavano l’esigenza di un’epoca e di un mondo, quella di concepire un «uomo nuovo».

Quel giorno di febbraio, su quella promessa di impegnarsi nella cooperazione reciproca entro un rapporto di amicizia informale, nacque il Rotary, un organismo che si autodefinì «associazione di uomini d’affari e di professionisti di ogni parte del mondo, uniti nel rendere un servizio umanitario, nell’incoraggiare elevate norme etiche nell’esercizio delle professioni e nel promuovere lo spirito d’amicizia e la pace nel mondo» (Manuale di procedura, 1981, p. 157).

Già nella formulazione di quel «piano molto semplice» erano presenti i principi informatori del successivo sviluppo: desiderio di amicizia e spirito di cooperazione, ben presto associati a valorizzazione della professionalità, rigore etico, apertura internazionale.

Fin dall’inizio il Rotary fu specchio della composita società americana. La popolazione di Chicago era multietnica già allora; ospitava confessioni religiose diverse, faceva prosperare attività produttive diversificate, seguiva ideologie politiche distinte.

Per garantire la coesistenza delle rispettive identità e convinzioni, venne fissata una regola fondamentale: il Rotary si collocava al di fuori di ogni questione religiosa e politica, e che ogni discussione a tema religioso e politico sarebbe stato escluso per non compromettere il clima di amicizia fra i soci.

Per accrescersi, il Rotary Club di Chicago, si diede un particolare criterio di cooptazione: i soci venivano ammessi in funzione della loro professione e per ogni professione era ammesso un solo rappresentante. Questo criterio rispondeva a un principio più profondo di confronto e di diversificazione; consentiva “di godere dell’amicizia con uomini di ogni professione, allargando così il proprio orizzonte”.

Sebbene non fu mai formalmente stabilito che i soci del Rotary rappresentino il top della professionalità nel loro settore, consapevoli anche del fatto che è sostanzialmente impossibile stabilire se una persona costituisca la massima espressione di una determinata professionalità, fin dall’inizio di cercò di cooptare persone che fossero non solo rappresentanti, ma soprattutto rappresentative delle diverse compagini professionali.

Il criterio quindi di elevati standard professionali, venne sempre affiancato dall’imperativo categorico di un’etica rigorosa, e questi due criteri concorreranno da sempre a configurare il controverso carattere elitario del Rotary.

Sebbene tra il 1915 e il 1929 fosse stato introdotto un “codice di etica professionale” poi ritirato per dissapori con la Chiesa, oggi il Rotary enfatizza l’integrità e gli elevati standard etici con due standard sviluppati dai Rotariani – La prova delle quattro domande e il Codice deontologico del Rotary – che forniscono una mappa per il comportamento etico nello svolgimento del proprio lavoro e nella propria vita privata.