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Visita alla GAMeC per la mostra di Raffaello

Nasce dal San Sebastiano, capolavoro del giovane Sanzio presente nelle collezioni dell’Accademia Carrara, la mostra “Raffaello e l’eco del mito“, che ha aperto il 27 gennaio 2018 alla GAMeC.

Attraverso sessanta opere, l’esposizione ripercorre la formazione del maestro di Urbino e la sua straordinaria fortuna a partire dall’Ottocento.

Il percorso inizia con il racconto dell’ambiente culturale di Urbino, città natale di Raffaello (Raphael Urbinas) che, sotto la signoria di Federico da Montefeltro, ospita artisti come Piero della Francesca, Leon Battista Alberti, Luca della Robbia.

Le stesse opere di Giovanni Santi, padre di Raffaello, pittore, intellettuale e poeta, sono testimonianza di quest’ambiente culturale.

A queste suggestioni Raffaello aggiungeva viaggi di studio, documentati in mostra dal Libretto veneziano, un taccuino realizzato a inizio ‘500 da un suo allievo o collaboratore, che mette in bella copia gli appunti del maestro.

I fogli testimoniano lo sguardo diretto alle ricerche più moderne di Pinturicchio, Pollaiolo, Perugino, Leonardo, l’ammirazione per Mantegna conosciuto attraverso le incisioni, ma anche l’attento studio delle opere degli antichi.

 

San Sebastiano (particolare)

 

Nel 1500 Raffaello, appena diciassettenne, è già definito “magister”: è l’inizio di un’attività vorticosa, in cui alterna grandi dipinti d’altare, piccoli arredi liturgici, dipinti per la devozione privata come il San Sebastiano, che raffigura soltanto il volto e le spalle del santo, abbigliato come un gentiluomo alla moda.

Il dipinto arriva a Bergamo nel 1833, e proprio negli stessi anni artisti e collezionisti riscoprono la prima attività del maestro e si appassionano alla sua biografia, come il leggendario amore per la Fornarina, che affascinò molti artisti.

 

 

Soci Rotary Club Città di Clusone in visita presso la GAMeC alla mostra “Raffaello e l’eco del mito”