Meditazioni intorno a Fantozzi

23 FEBBRAIO 2018
ROTARY DAY GRUPPO OROBICO DUE
PROIEZIONE DEL FILM FANTOZZI A TREVIGLIO

 

Nel marzo 1975 Salce e Villaggio portano sullo schermo Fantozzi, il personaggio creato dal comico genovese in due libri di successo (Fantozzi, 1971 e Il secondo tragico Fantozzi, 1974).

Com’è noto, si tratta delle disavventure del più sfortunato e timido impiegato d’Italia, una figura di perdente di cui tutti si fanno beffe e di cui chiunque può approfittare.

Il nostro antieroe, sposato a una moglie rassegnata (Liù Bosisio) e con una figlia di rara bruttezza (in realtà un ragazzo, Plinio Fernando), invano corteggia la collega (Anna Mazzamauro) che peraltro non è una gran bellezza, riuscendo solo a rendersi ridicolo davanti ai colleghi che non perdono occasione per rifilargli i loro carichi di lavoro.

Nell’azienda, in cui presta servizio da anni, a stento lo conoscono ed è escluso che egli possa mai fare carriera.

Anche le attività che Fantozzi svolge nel tempo libero sono banali e perseguitate da un fato avverso: una partita di calcio che termina nel fango e una gita in campeggio foriera di ogni sorta di ridicolo incidente.

La pellicola costituisce, a suo modo, un’anomalia nel contesto incandescente degli anni settanta.

Mentre infuria la lotta di classe, esplodono bombe e il terrorismo si avvia a dominare la scena politica, il film di Salce e Villaggio evoca un’Italietta semi scomparsa che ricorda semmai il ventennio e il primo dopoguerra con questi impiegati svogliati e invidiosi, non troppo dissimili da quelli descritti in “Le miserie del signor Travet“, filmate in un’ottima pellicola di Mario Soldati del 1945.

Fantozzi è il piccolo borghese che non sa dove stia di casa la rivoluzione, che percepisce i propri superiori come appartenenti a una sfera inarrivabile e che vive in una mediocrità di cui è pago e felice.

Le sue orribili feste in ambienti desolati, la sua vecchia Bianchina, le partite a tennis nella nebbia, le vacanze in modesti campeggi sono il contesto naturale del nostro antieroe, contesto del quale egli va quasi fiero.

In ogni caso non ne desidera un altro.

 

 

Fantozzi è un conservatore rassegnato nell’era della rivoluzione marxista e i suoi colleghi, per quanto più svegli e fortunati di lui, non hanno ambizioni differenti: frequentano gli stessi luoghi d’intrattenimento, tirano a campare sul lavoro (anziché sbrigare le pratiche perdono tempo in giochi infantili) e non possiedono né una coscienza di classe, né un viscerale odio nei confronti dei loro “padroni” che, più volentieri, definiscono “datori di lavoro”.

Certo sono impiegati invidiosi, consci tuttavia delle naturali diseguaglianze presenti nella realtà sociale; non si sognerebbero mai di occupare il posto dei loro “padroni”, per svolgere mansioni per le quali, appare a tutti evidente, non avrebbero alcuna reale competenza.

Negli anni di piombo, l’enorme successo commerciale di Fantozzi costituisce un segnale inequivocabile: la grande massa degli Italiani guarda con simpatia a questo perdente senza qualità, rassegnato al proprio destino modesto ma anche sicuro (possiede comunque una casa, un’auto, una moglie, una figlia, uno stipendio, una futura pensione…); tale massa sociale si sente ovviamente superiore a questo bizzarro soggetto e, tuttavia, sembra condividerne la visione tradizionale e, in qualche modo, atemporale, basata su una rigida gerarchia delle classi sociali le quali, come negli anni ormai lontani del ventennio, sono tenute a collaborare quotidianamente (e non a lottare in modo conflittuale) per ottenere risultati minimi di produttività dai quali dipende il benessere di tutti.

Il trionfo di Fantozzi – una commedia di puro intrattenimento, situata agli antipodi del cosiddetto cinema “impegnato” o “d’autore”– è un segnale tranquillizzante: gli Italiani approvano l’atteggiamento perplesso e rinunciatario del ragioniere Ugo come pure il suo contesto aziendale pacificato, nel quale le uniche tensioni sono quelle basate su piccole gelosie e su marginali rivalità amorose nei confronti di una collega un po’ civetta.

 

 

Va detto che nel Rotary Day il contributo del Gruppo Orobico 2 alla lotta contro la Polio è stato di 4.100,00€ e noi abbiamo contribuito per 560,00€.

Un grazie a tutti per aver voluto aiutare il Rotary a eradicare questa terribile malattia!